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A mia madre:
Mi chiedo, Madre, cosa io abbia mai fatto
per darti amore, per farti sentire il mio amore
se non semplicemente esistendo
se non specchiando in me il tuo amore
se non accogliendo in me il tuo amore.
Mi chiedo, Madre, se il mio amore per te
sia stato almeno la metà del tuo per me
e se io almeno un poco di quello mio
sia riuscito a fartelo sentire
se sia stato il mio amore capace di farsi capire.
Mi chiedo, Madre, cosa io abbia mai fatto
se non semplicemente esistendo
se non come obbligato amaro amato destino
di figlio della madre che ama il suo bambino.
Abbiamo visto, Madre, il tuo fatale trasformarti
tutti noi intorno lo abbiamo e nulla
questo perderti nel tuo mutare.
Ti abbiamo vista, Madre, diventare altro
cominciare in un modo e cambiare
il tuo sei in un modo mai scelto e mai felice
ma in frutto di quel che ti era comandato.
Abbiamo assistito impotenti a questa forzatura, Madre
e nulla abbiamo tentato, nulla detto
per chiederti o pregarti di restare
quello che eri e che sempre avresti dovuto.
Abbiamo visto senza partecipare, Madre
con l’impotenza di chi vede senza nulla fare:
ma se potessi ora, se solo potessi, ritornare
a quei soci silenzi, a quella violenza
slargherei in due il centro del mio petto
per prendermi lo schifo che ti ha mutata
per custodire il chi eri in quel che sei diventata.
Nulla di nuovo al Mondo, Madre
è femmina di ventri che figliano
la madre che da altre madri è nata
come femmina a sua volta figliata.
Nulla di nuovo, Madre, alla Natura
della Natura da quando la Natura
abita il Mondo da cui è abitata
ed è femmina come è femmina la vita
che germina la vita da cui è germinata.
se io amo nel modo tuo di amare
se io sento nel modo tuo di dare
se io solo da te ho ricevuto amore
cosa sono nel tuo avermi amato
cosa sento di dare nel sentire
Io vorrei, Madre, scivolare indietro nel tempo
e abbracciarti ogni quando hai pianto
perché non capivi come mai dando tutto
indietro ti tornava una sofferenza
che ti faceva sempre più innamorare.
in cui per questo ti ho adorata e sposata
in cui il mio futuro si è incardinato
verso questo squilibrio, per odiarti
fino al budello del cuore e disimpararti.
Quanto amore c’è, Madre, nel mio disprezzarti
quanto amore c’è nel mio adorarti
nel mio odiare ciò che c’è nel mio assomigliarti.
Vederti, Madre, come i miei occhi ti han vista
è stato avere una contrazione di luce
al muscolo di buio annodato alla gola
che dal primo giorno fino all’ultimo
non ha potuto l’unica vera parola
e che ora, Madre, scrivo: salvezza.
Eccola, Madre, in poco fiato, nella sua
insensata ed inutile bellezza.
Non è molto l’amore che abita il Mondo
e ad ogni disavanzo sempre corrisponde
una ricchezza di strazio prestata al supplizio
che inizia nel cuore di chi non comprende
come la gloria non sia d’albergo
in chi l’amore finisce per essere un eccesso.
Non è molto l’amore, Madre, che c’è al Mondo:
il tuo è troppo e questo modo che hai di averlo
e alla solitudine di chi eccede
i due lati della stessa cicatrice.
