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A mia sorella:
dell’uno l’immagine dell’altro
premendo a noi stessi lo specchio
che uno specchio all’altro specchio dona?
Averti con me, Sorella, è come avere
la percezione d’essere in un doppio gioco di specchi
di fronte all’altro l’io del me stesso
e nell’immagine l’immagine del suo riflesso.
Ora che ora, Sorella, siamo così, come allora
figli di quella nascita che ci partorisce ancora
io vivo la tua gravidanza nella mia a dono
di come nella metà che sei, ho potuto la donna che sono.
Sono stato sordo, Sorella, al tuo grido incompiuto
e per quanto lo abbia nel silenzio riconosciuto
non ho fatto granché, né ho voluto
salvarti dal buco nero che ti ha perduto.
E forse ora è tardi e nulla c’è da fare
per dirti che io ho sempre saputo
che il dolore che mi aveva cresciuto
non poteva non averti appartenuto
e ti chiedo perdono se nel difendermi
non ho fatto molto per esserti d’aiuto.
E forse ora è tardi e nulla c’è più da fare
per farti sentire quanto io ti voglia amare
per dirti il bisogno che ho di dirti
abbracciami tenendoti abbracciata.
Nessuna fatica mi porta, Sorella
il nostro amore, nessuna incomprensione:
è, semplicemente, semplice come una mano
quando dalla fonte estrae il suo sorso d’acqua
semplice, immutato dalla fine all’inizio
non ha nulla della voragine, niente del precipizio
non è un abisso, una forra, ma una pianura
dove l’orizzonte è lo sguardo dei tuoi piedi
e l’amore non si complica con la paura.
Perdonati, Sorella, per tutto il male che non hai compiuto
e perdonati lo schifo del Mondo che hai veduto
perché se lo hai visto non è perché sei tu
ad avercelo e, perché in te, a riconoscerlo:
posso dirlo con certezza ed è evidente
che il Mondo ne sia così pieno da esserne ubbidiente.
Così, Sorella, perdonati per tutto lo schifo
che il Mondo cova sotto le sue illusioni
e custodisce gelosamente sotto lo strato sottile
delle sue avare, ipocrite emozioni.
Non tu, ma il Mondo è stato a tradire:
di questo puoi ma non devi soffrire.
Non ci siamo mai parlati, Sorella
perché parlando sperano di conoscersi.
Noi non parliamo mai perché già ci conosciamo
e non nutriamo il bisogno di vestire il nostro amore
di cose sciocche e false come le parole
dette per avvicinare ciò che è distante
per dare importanza a ciò che non è importante.
Noi non abbiamo bisogno, Sorella, di parlare, non dobbiamo
non diremmo nulla che già non sappiamo
perché la si ripete tante volte, quando non è vera
o quando l’altro non la prova, l’inutilità del ti amo.
Mi chiedo, Sorella, cosa guardano i tuoi occhi
quando guardi la terribile bellezza del Mondo
quando scorgi l’oro nell’orrore della Vita
se guardi tutto come attraverso i miei occhi
oppure con i tuoi riflessi nei miei
riflessi nei tuoi in una spirale infinita.
Specchio Sorella è il terzo e ultimo atto
della Trilogia della Cicatrice
iniziata senza saperlo con Era solo un ragazzo
